EUROPEE 2014, GLI ERRORI DEL M5S

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Il giorno dopo gli scrutini e i risultati definitivi delle elezioni europee, è tempo di fare autocritica. “Autocritica” è una parola troppo pesante, la quale va contro l’orgoglio personale di ogni politico che risulta sconfitto, ma (secondo se stesso) non lo è mai. I numeri parlano chiaro: il PD stravince con il 40.8%, il M5S quasi doppiato al 21.1% e Forza Italia al 16%. Ottimi i risultati della Lega Nord, forte di un Matteo Salvini convincente ed euroscettico. Ma ecco quali sono stati gli errori di Beppe Grillo e del suo Movimento. 

Come anche molti deputati del M5S hanno ammesso, la campagna elettorale del Movimento e di Beppe Grillo è stata troppo accesa. Accesa per i toni, per le parole forti, per alcune frasi e attributi poco simpatici verso Renzi e Berlusconi. Troppi nemici, troppe prese di posizione forti verso l’opinione pubblica e poca concretezza: Renzi ha sfruttato questa “debolezza”, proponendo riforme, parafrasando impegno e costanza e, soprattutto, il Presidente del Consiglio è stato capace di parlare un linguaggio politichese semplice e comprensibile. 

Un altro errore è stato quello della presa di posizione dura e impassibile verso i dissidenti. Troppi espulsi, troppa importanza alla Rete e ai voti dall’esterno. Un partito che espelle chi propone alternative o, peggio ancora, caccia via chi reputa errate certe idee, rema contro se stesso. Vuol dire che non c’è dialogo. Questa logica ha trasmesso paura ai sostenitori grillini, come se il termine “democrazia” non facesse parte di questo movimento. Per non parlare della voglia di andare da soli contro chiunque.

Altro errore decisivo è il rapporto politica-cittadini: molto spesso i talk show televisivi sono stati proibiti ai deputati del M5S, perché secondo loro “è un mezzo che manomette le idee e i pensieri dei pentastellati“. La ciliegina sulla torta avviene nel momento in cui Grillo decide di essere ospitato in tv, ma solo ed esclusivamente in diretta. Questa “puzza sotto al naso” è spesso controproducente. La visibilità è anche motivo di consenso: i deputati vanno conosciuti, i deputati devono presentarsi e parlare al pubblico. Il non andare in tv, mezzo di comunicazione di massa e fondamentale come informazione, ha messo in ombra il potenziale di alcuni membri del M5S. 

Lo slogan. Un “vaffanculo“, un “è finita“, un “andate a casa” non può creare consensi. Può farlo nell’immediato, può farlo se si parla ad un popolo arrabbiato e deluso dalla classe politica, ma solo in tempi brevi. Ad un certo punto, l’elettore vuole sentir parlare di politica, di riforme, di futuro: e su questo Renzi ha giocato un’ottima partita.

All’indomani delle europee 2014, il M5S dovrebbe reagire. Non deve farlo a suon di frasi populiste e denigratorie. Bisogna rispettare l’elettorato, che ha votato il PD e lo ha fatto vincere in ogni Regione, stradominando ovunque. Non si può parlare di “popolo venduto per 80€“, non si può parlare di “in Italia non si cambierà mai“. 
Se si proponessero alternative, allora ci sarebbe un cambiamento. Il M5S dovrebbe parlare di politica, dovrebbe fare campagna elettorale e cercare di distinguersi rispetto agli avversari. Grillo dovrebbe dare maggior spazio ai suoi fedelissimi: molti di loro non sono neanche conosciuti dal popolo. E allora come si pretende di votare volti che non si sono mai mostrati in pubblico? 

E se dal #vinciamonoi si passa al #vinciamopoi, allora è meglio cambiare e iniziare a fare politica. Altrimenti si arriverebbe ad un #vinciamomai

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