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IL CALCIO ITALIANO NON VA: COSA CAMBIARE?

IL CALCIO ITALIANO NON VA: COSA CAMBIARE?

In questo momento, volenti o nolenti, l’unico argomento forte sembra essere il calcio. La nazionale italiana ha fallito l’avventura “Brasile 2014“, concludendo il Mondiale con un “game over” tecnico e tattico che non lascia spazio a nessun commento positivo.
Solo pochissimi si sono salvati da questa Caporetto del calcio nazionale, ma questi non possono sicuramente essere esclusi da ciò che penso.

Il calcio italiano è malato. Il calcio italiano è viziato, privo di principi e di valori, i quali, soprattutto negli anni ’80/’90, erano alla base del nostro pallone.
Il calcio italiano è malato sia per gli uomini che partecipano, sia per gli altri uomini che osservano. Calciatori e tifosi, spettatori e altri: tutti hanno colpe.

Partiamo dagli spettatori: per spettatore intendo colui che conosce il calcio, ma non gliene importa nulla. Parlo di tutti quelli che hanno creato il caos del calcioscommesse, suscitando scalpore e scandali, rovinando ciò che di genuino c’era nel mondo dello sport.

Eccoci ai tifosi: i tifosi italiani sono quelli che salgono sul carro dei vincitori, ci restano fino alla prima sconfitta e poi scendono per salire su un altro carro. Non prendiamoci in giro: il tifoso medio è un’opportunista che esalta e critica, che cambia idea in base a ciò che conviene maggiormente.

I calciatori: viziati, strapagati e appariscenti. Una volta entrava in campo Gianni Rivera, un’altra volta entravano in campo i Riva, gli Scirea, i Baresi, i Baggio, poi i Totti, i Del Piero, i Maldini. Notate quanta differenza ci sia tra questi nomi e quelli scesi in campo nella Terra delle Amazzoni?
Cosa si può cambiare in questo calcio?
Innanzitutto il valore dei soldi: troppi soldi rendono i calciatori troppo menefreghisti. Quante bandiere calcistiche contate nel 2014? Quanti calciatori realmente tengono alla maglia che indossano? Quanti realmente valgono i soldi che guadagnano?

Passeranno gli Abete, i Prandelli, i “senatori”, i “giovani” e chiunque altro: ma se non si penserà che i soldi debbano essere guadagnati con impegno e sudore, allora ci saranno altri 100 Mondiali come questo. Poi si può pensare a preparazione e valore tecnico. 

PS: Nessun nome è stato fatto. Tanti ne sono stati citati in questi giorni. In momenti come questo, l’unica cosa buona e giusta è quella di non fare nomi.

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