Il caso Telefonica:  una separazione da 7,5 miliardi di euro.

Dopo un tira e molla e numerose trattative, Cesar Alierta ha confermato l'uscita dal capitale di Telecom.

telecom

Il rapporto Telefonica-Telecom si chiude dopo 7 anni. Il massimo esponente della compagnia spagnola, Cesar Alierta, ha annunciato la separazione: “Non vogliamo stare in Telecom Italia. Abbiamo fatto un’offerta a GvT in quanto il nostro rapporto con questi è affine e complementare“. Il non essere italiani è stato il principale ostacolo sottolineato da Telefonica per giungere a nuovi accordi con Telecom. Si chiude un’era, quella di un rapporto che sembrava essere solido tra le due compagnie telefoniche, ma che in realtà è stato travagliato a causa dei numerosi problemi di natura economica dell’impresa italiana.

Le vicende problematiche attorno a Telecom durano da quasi 15 anni:  gli assetti proprietari della compagnia presieduta oggi da Giuseppe Recchi hanno subìto vari e profondi cambiamenti. I più recenti ed evidenti sono stati la privatizzazione del 1997, il take‐over del 2001 da parte di Pirelli, Benetton e altri, l’ingresso, nella primavera 2007, della spagnola Telefonica. Sin da allora il futuro di Telecom è sempre stato in bilico: nel 2008 i maggiori azionisti del gruppo controllante di Telecom, la Telco, avrebbero dovuto assicurare un ritorno alla stabilità. Così non è stato, in quanto il gruppo Pirelli si ritirò qualche anno dopo, causando di fatto un debito sostanzioso.  Telefonica, Benetton, Generali e Intesa San Paolo, su disposizioni governative, sono state incaricate di supportare Telecom: la compagnia spagnola, in particolare, ha acquisito il 46.1% delle azioni dell’italiana soprattutto per evitare che la diretta concorrente America Movil conquistasse una posizione dominante in Brasile. La redditività di Telecom, sia nel fisso sia nel mobile, dipende fortemente dalla regolamentazione pubblica; buone relazioni con il Governo sono perciò cruciali. Ma Telefonica non ha mai avuto l’interesse di accollarsi un’impresa con scarse prospettive di crescita, soprattutto in America Latina. La questione più critica riguardava il Brasile. Le ipotesi iniziali di forte integrazione e di grandi sinergie con Telefonica si scontrarono con la dura realtà del regolatore locale e di numerosi soggetti pubblici e privati che bloccavano i relativi programmi.

Per questo  motivo Telefonica, in ordine con i rispettivi programmi strategici e con la scarsa possibilità di crescita di Telecom Italia, presenta un’offerta a GvT attraverso un piano regolatore e finanziario di 7,5 miliardi di euro. Gli spagnoli decidono così di lasciare la compagnia italiana in modo da raddoppiare il proprio capitale in Brasile, gettando le basi per un monopolio sul fisso e sul mobile. Cesar Alierta chiude di fatto il rapporto con Telecom: rapporto che, tra buchi, debiti e minusvalenze, gli è costato svariati miliardi di euro.

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