ISIS, QUALE STRATEGIA DA USARE PER CONTRASTARLO?

isis

Lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, detto comunemente Is o Isis, è un gruppo jahidista guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, il quale, sotto il suo controllo, ha proclamato la nascita del califfato anti-occidente. L’Isis sta proseguendo la sua marcia di conquista in Siria e in Iraq, facendo di Mossul, la capitale del proprio califfato. Mossul è a soli 400 km da Baghdad, e comprende una diga di importanza strategica per il Paese. Come si combatte l’Isis?

Nell’Iraq non mancano le forze che stanno facendo opposizione all’Isis, come i curdi e i pasdaran iraniani, i quali combattono senza sosta per ri-conquistare i villaggi. Il piccolo intoppo resta laddove questi richiedono aiuti e rinforzi militari all’occidente. L’Isis dispone di 700 blindati, carri armati, mortai, armi molto più pesanti e precise di quelle dei propri nemici in terra islamica, confermando di fatto il proprio livello di pericolosità, soprattutto dopo essere entrati in possesso di armi precedentemente usate dagli eserciti di Saddam e Gheddafi. 
Ma l’Isis non va confuso con i predicatori del Corano. Questo gruppo terroristico ha un suo particolare codice, quello di una guerra basata esclusivamente sull’imposizione della propria religione e della superiorità del mondo mediorientale rispetto al capitalismo occidentale. Gli sgozzamenti e le uccisioni di massa non sono assolutamente un’espressione di forza imposta dai testi sacri, quanto piuttosto delle azioni esplicite che non ammettono mediazioni e dialoghi.

La soluzione per contrastare l’Isis sembra essere quella imposta dal mondo anglosassone. Obama e Cameron hanno deciso di puntare ai bombardamenti e ai raid missilistici, via aerea ovviamente, senza i quali i gruppi anti-Isis islamici non sarebbero riusciti a conquistare alcuni punti strategici vicino Mossul. 
Vengono chiesti riscatti per i prigionieri in Siria e in Iraq, ma dubito che il pagamento per la liberazione degli ostaggi possa essere una soluzione democratica. Perché i finanziamenti non farebbero altro che finire nel mercato delle armi e nel rifornimento per Isis stesso. 

La soluzione non è neanche il bombardamento spregiudicato. Non serve a molto, anche perché l’Isis si aspetta un confronto di questo tipo dall’America e dagli alleati. E quindi sta già preparando delle controffensive via terra. Proprio in questi giorni il gruppo jahidista ha minacciato di conquistare Roma e i suoi fedeli. E allora cosa bisogna fare? Innanzitutto chiudere le frontiere e cessare l’operazione mare nostrum, ma soprattutto attuare una task force di controlli verso immigrati e islamici residenti in Italia.
Sembra un discorso razzista, ma non lo è. E’ un discorso di precauzione e difesa: perché non possono esserci ancora altre catastrofi e tragedie come quelle di New York, Madrid o Londra. 

Il nemico è in movimento e va combattuto. Un buon modo è quello di supportare le forze islamiche che assaltano via terra l’Isis. Non bisogna scendere a patti finanziari, perché questi sono controproducenti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista umano, nonostante questo discorso possa dispiacere ai parenti delle vittime. 
La colpa di questa guerra non si sa ancora di chi sia. Quello che posso dire, personalmente parlando, è che per tanti anni l’America ha adottato una strategia estremamente di controllo verso i paesi islamici, suscitando rabbia e repressione verso popoli che, in nome di Allah, sono pronti a tutto. E  la frase “queste armi sono più importanti dei miei figli” ne è una dimostrazione.
E, ultimo ma non meno importante, credo che in questo momento escludere la Russia dal G8 e avviare sanzioni su quello che sta succedendo in Ucraina, sia decisamente un grave errore.

Fai attenzione, Italia. 

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