HONG KONG – ITALIA: QUANDO I GIOVANI FANNO LA DIFFERENZA.

hong kong

Negli ultimi giorni stiamo assistendo alle manifestazioni di protesta da parte dei giovani di Hong Kong contro Pechino e le sue leggi. I ragazzi scesi in piazza – secondo i dati con una media di 18 anni – non stanno protestando solo per questioni politiche legate al diritto libero di scelta elettorale, ma anche su altri temi sociali. In Italia perché non accade questo?

E’ innegabile che i giovani orientali siano decisamente più preparati e colti di quelli italiani. Sia chiaro che il mio pensiero non debba essere interpretato come una sorta di razzismo verso la gioventù (bruciata) del mio Paese, ma come una sorta di autocritica e spinta a fare e ad agire meglio, sia per il futuro dei giovani sia per il cambiamento radicale di ciò che effettivamente dovrebbe cambiare in Italia. 

La manifestazione di Hong Kong sta crescendo sempre di più. Non bastano di certo uno spray al peperoncino, qualche getto d’acqua e una manganellata qua e là a creare scompiglio, sfiducia e resa nei confronti dei giovani. Anzi, la protesta cresce sempre di più, proprio perché, come recita uno striscione, i sogni vengono interpretati da una moltitudine di ragazzi e non solo da un rappresentante.

E’ la folla ad essere la voce più importante di un Paese. Il popolo. Cosa che non accade in Italia. 
Bisognerebbe imparare da loro, dai protagonisti di Piazza Tien Anmen. I ragazzi cinesi hanno in testa una rivoluzione pacifica, una di quelle che nella storia ha segnato le vite di Gandhi, di Martin Luther King e altri. 
Non esistono Black Block, non esistono armi e oggetti contundenti. 
Esiste solo una cultura forte, una voglia di cambiare effettivamente le cose e di farsi sentire: un terzo della popolazione di Hong Kong è povera ma, nonostante questo, questa parte della popolazione, insieme al resto, affronta temi sociali, legali ed economici in modo unito e forte, consapevole che i poteri forti – prima o poi – ascoltino le loro ragioni. 

In Italia ho molta sfiducia nei giovani di oggi. I 18enni non scenderanno mai e poi mai in piazza per protestare CONVINTAMENTE. C’è ignoranza e poca informazione. Ovviamente non per tutti. 
Ma facciamo una scommessa: quanti effettivamente dei ragazzi di oggi sappiano cosa sia “l’articolo 18”? Quanti sanno cosa sia il “fiscal compact”, la “BCE”, la “trattativa Stato-Mafia” o, se volessi esagerare, la “Costituzione”?
Per farci ascoltare bisogna creare danni, scompigli, bloccare la città“, diceva un manifestante italiano. No, per farci ascoltare bisogna semplicemente informarsi. 

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