GENOVA, COLPA DELLA NATURA O DELLO STATO?

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In Italia si muore per tanti motivi. Si perisce per il lavoro che non c’è, si perisce per una catastrofe naturale, si perisce per la follia dell’uomo e, infine, forse il male più grave, si muore di lentezza. Quella lentezza che ha come oggetto la burocrazia e lo Stato che, in Italia, nonostante la ricchezza a disposizione, si dimostra sempre più povero umanamente. A Genova, come 3 anni fa, questa tragedia poteva essere evitata. 


Nelle casse dello Stato ci sono 2.5 miliardi di euro ancora da spendere. Sono lì, pronti per essere usati con l’unico scopo per il quale erano e sono ancora fermi: il dissesto idrogeologico
L’alluvione ha colpito ancora una volta Genova, esattamente come 3 anni fa, causando gravissimi danni al capoluogo ligure, feriti e un morto, colto di sorpresa da questa catastrofe naturale e non. 
A volte, la natura non guarda in faccia a nessuno, soprattutto in casi come questo; ma l’uomo, nella sua grandezza, ha sempre le sue colpe.

Genova è bella, ma insicura territorialmente. Se qualcuno l’ha visitata, può rendersene conto. La città è costruita dal basso (il porto) verso l’alto, e un abitante su 5 vive in zone fragili e poco resistenti.
La città è sempre a rischio ad ogni acquazzone: innanzitutto il centro è attraversato dal torrente Polcevera, il quale ha una facilità impressionante di piena ogni qualvolta che i nuvoloni decidono di scaricare pioggia; più a ovest c’è il torrente Chiaravagna, esattamente all’altezza dell’aeroporto Cristoforo Colombo. Infine, ad est del porto, c’è il più pericoloso di tutti: il torrente Bisagno, famoso anche perché, in caso di allagamento, danneggia la zona adiacente allo stadio “Ferraris”, compreso anche i suoi sotterranei. 

Secondo le stime, Genova ha subìto danni idrogeologici per oltre 250 miliardi di euro dal secondo dopoguerra ad oggi. Più precisamente, attraverso le fonti del web e del comune ligure, dal 1946 a oggi Genova viene citata 7 volte sotto il campo “danni ambientali”, di cui 3 solamente negli ultimi 4 anni.
E allora non capiamo come tutto questo sia possibile. I soldi ci sono, ma ancora non vengono spesi. Secondo Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, l’emergenza non era stata prevista, anche a causa di previsioni meteo sbagliate; inoltre, la colpa è da riversarsi sulla burocrazia, in quanto la lentezza nazionale impedisce lo svolgersi delle opere prefissate.

Ci chiediamo, allora, quanto si debba aspettare ancora per spendere quei 2.5 miliardi di euro; quanto si debba aspettare per abbattere i tempi burocratici nazionali; quali parole usare per scusarsi e promettere sicurezza ad un popolo che sta aspettando ancora il risarcimento del disastro del 2011; ci chiediamo quanta recidività in Italia debba esserci per accorgersi che bisogna fare qualcosa.

Ti siamo vicini, Genova. 

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