IL JOBS ACT CAMBIERA’ IL MONDO DEL LAVORO?

Renzi

Avevamo perso l’abitudine di vedere piazze piene di lavoratori. Avevamo perso l’abitudine di vedere grandi proteste e forti cori antagonisti nei confronti del Governo. Renzi da una parte, lavoratori dall’altra; tutti schierati pro o contro il Jobs Act. Ma cosa cambierà nel mondo del lavoro?

Ancora è presto per dire cosa potrà cambiare dopo l’approvazione del Jobs Act. Saranno Renzi e i responsabili al suo fianco a dover inserire i punti chiave che verranno applicati nella gestione del rilancio dell’occupazione.

Il primo punto che toccherà il lavoro sarà la modifica dell’articolo 18, introdotto nel 1970: sostanzialmente non ci sarà il reintegro per i licenziamenti economici, ma dovrebbe essere confermato quello per motivi disciplinari o discriminatori. In poche parole il lavoratore potrà fare causa all’impresa per poter essere riassunto, ovviamente a seconda della discrezionalità e del buon senso dei giudici. Questo punto divide totalmente gli imprenditori e i datori di lavoro, i quali si sentono giustificati a licenziare chi effettivamente non merita il posto in azienda.
Il secondo punto riguarda il contratto a tempo indeterminato, priorità per far ripartire il Paese. Resta un’utopia al momento questo tipo di contratto, in quanto le imprese necessitano di sgravi fiscali, cioè di riduzioni importanti di tasse, e di pratiche burocratiche molto più rapide.

Se da un lato vengono privilegiati i contratti a tempo indeterminato con non si sa quali risorse economiche, dall’altro invece viene stoppato il contratto a progetto. Il lavoratore sarà posto esclusivamente dinanzi ad un contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato: non ci saranno mezze misure.
Le tutele saranno invece crescenti: questo fa molto discutere in quanto il contratto a tempo indeterminato non disporrà di tutte le tutele sin da subito, ma dopo i tre anni di attività e in base al grado di anzianità del lavoratore.
Eppure il contratto a tempo indeterminato cozza contro le dichiarazioni di Renzi che convinto dichiara che il posto fisso non esiste più.

Dall’altro lato del tavolo siede l’altro Matteo, il leader della Lega Nord. Salvini, che in contrapposizione al Jobs Act, raggiunge quota 500 mila firme per l’abrogazione della Riforma Fornero, quella che secondo il Carroccio è la grave responsabile della crisi del lavoro.

Ma Renzi è convinto: “Il Jobs Act è la riforma più di sinistra che si sia mai fatta fino ad oggi“. Ma se in piazza a protestare c’è la sinistra, evidentemente qualcosa non va. Il mondo del lavoro può essere rilanciato solo attraverso risorse finanziarie che coprano l’abbassamento delle tasse alle imprese. Non esistono se e ma; il mondo del lavoro può essere rilanciato solo con l’abbassamento dell’età pensionabile, in modo da garantire l’entrata dei giovani, disoccupati per 1 su 2.

A questo punto non ci resta che aspettare gennaio 2015.

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