“SIAMO UN PAESE DI POLISTIROLO?”

carrara

In Italia quando piove succede sempre qualcosa. Città isolate, invase dall’acqua, quartieri completamente allagati e case sgomberate. Ma non bisogna prendersela con questo clima, chiaramente modificatosi nel corso di questi ultimi decenni, quanto più con il solito cancro di questo Paese: le istituzioni


Negli ultimi giorni ne sono successe di tutti i colori. Avevo parlato di Genova, di come il capoluogo ligure sia una delle città più a rischio alluvione di tutte, sia perché è costruita attorno a fiumi e torrenti, sia perché il piano idrogeologico non è mai andato in porto, vittima della burocrazia lenta e parassita. 
Oggi scopro con dispiacere l’enorme differenza tra una città allagata e alluvionata come Carrara, e un’altra che invece regge e ha retto contro le forti piogge: Trento

Andiamo in Trentino, in questa regione a statuto speciale, dove Trento risulta essere impeccabile sotto questo punto di vista. Quando a causa delle forti piogge l’Adige è salito di ben 4 metri, il sistema di 27 idrovore del Consorzio trentino di bonifica (Ctb) ha evitato il disastro. Un impianto costruito nel 2000 e costato 6 milioni di euro, soldi spesi bene, quindi. “Il Consorzio oltre alle 27 grandi idrovore gestisce 170 chilometri di canali, su circa 10mila ettari di territorio che si sviluppano nel fondovalle lungo il corso dell’Adige e dove vive il 40% della popolazione della provincia. Una doppia missione: miglioramento fondiario e protezione civile“.

Spostiamoci ora a Carrara, città disastrata come Parma, Genova e altre. Qui tantissimo non ha funzionato. Gli argini che erano stati costruiti per bloccare l’avanzata dell’acqua, hanno ceduto al primo colpo. Addirittura nuovi di zecca, costruiti qualche anno fa, si diceva fossero impenetrabili e in grado di gestire forti piogge. 
Così non è stato. 
Semplicemente perché le istituzioni locali hanno preferito andare al risparmio e costruire argini di cemento armato ma ripieni di polistirolo e sabbia
Il cedimento dell’argine, inoltre, è stato causato addirittura da un errore di ancoraggio. In poche parole, gli argini non sono stati fissati al suolo in modo sicuro. Ed ecco che arriva il disastro, nonostante numerose segnalazioni dei cittadini in passato. 

Credo che i responsabili di questo piano regolatore dovrebbero essere puniti severamente, sia nel ripagare i danni subiti dalla città, sia con la galera e l’impedimento di ricoprire qualsiasi carica pubblica. 

E’ vero, il tempo è cambiato. Ma non lamentiamoci che se per bloccare una calamità naturale, usiamo del polistirolo. 
E’ come se io domani mi svegliassi e decidessi di fermare un improbabile tsunami con una rete metallica. 

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