L’INTEGRAZIONE: è anarchia o democrazia dei popoli?

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Nell’ultimo anno il tema immigrazione ed integrazione è stato oggetto di numerosi dibattiti, polemiche, accuse reciproche e contestualizzazioni. Cosa ne pensa un elettore come me? Un comune cittadino, che non vuole prendere le parti di nessuno e ragiona senza slogan partitici, parlerebbe così di integrazione ed immigrazione. 


Cosa vuol dire “integrare“?

L’integrazione è, cito i vari dizionari, l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società.

Il primo passo di questo processo è uno e uno solo: trasmettere valori, norme e competenze sociali all’individuo che vuole integrarsi.
La società, sappiamo benissimo, si fonda su un codice civile, penale e naturalmente sociale, da rispettare fortissimamente qualora una persona voglia farne parte.

Da qui il tema dell’integrazione associata all’immigrazione. Molto spesso, si abusa della parola “razzismo” ai danni di coloro che pongono dei limiti al concetto radicato di integrazione.

Cosa ne penso io sull’immigrazione? Innanzitutto credo che la globalizzazione sia un processo tutt’ora in corso che non può essere fermato. La cultura melting pot è ormai alla base di una società, se consideriamo essa stessa l’amalgama di popolazioni diverse tra di loro.
Ma il rispetto delle norme e i valori, che costituiscono la società ospitante, sono l’essenziale principio di civiltà.
L’immigrazione è valore aggiunto solo se, chi voglia realmente integrarsi, contribuisca all’evolversi e alla crescita della società in cui vive.
Chi invece pensa che, paese che vai ospitalità che trovi, possa campare di aria e sulle spalle degli altri, non ha la minima intenzione di inserirsi, danneggiando il bene comune. E per questo motivo, deve essere respinto o inserito in una comunità che gli insegni i valori sociali.

L’immigrazione deve essere regolarizzata. Punto. Chi fugge dai paesi in guerra per andare in Europa, deve fare regolare richiesta di rifugio politico. Chi non lo fa, evidentemente non sta fuggendo da nulla.
Lo Stato deve impegnarsi a controllare chi arriva da altre frontiere: fuori ci sono numerosissimi MISTER X, fuggiti ai controlli o magari dai Centri di Accoglienza. Non hanno nome, cognome, età, provenienza, lavoro, nulla.
Per questo motivo possono rappresentare un pericolo serio: dovranno vivere in qualche modo, vero?

Pensiamo quindi a non abusare di parole come “razzismo”, ma pensiamo a parlare di buon senso. L’accoglienza è cosa giusta, l’integrazione anche: ma guai a paragonare il clandestino a chi invece ha fatto richiesta regolare di permesso.
Questi ultimi sono parte della società. Gli altri non sono altro che il nulla rappresentato da un viso. 

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