LA FACILITÀ IMPRESSIONANTE DI POTER UCCIDERE IN QUALSIASI MOMENTO

treno

L’11 maggio 2013, a Milano, precisamente nelle vicinanze del Niguarda, un ghanese di nome Kabobo uccide 3 persone con un machete. Preso dalla follia, impossessato dalla violenza, semina il panico nel quartiere alle prime luci del mattino spezzando 3 innocenti vite. Quel giorno sottolineò la fragilità di una città, la debolezza di una metropoli ormai insicura e allo sbando. Ieri sera all’interno del passante che conduce alla stazione di Rho, ovvero quella dalla quale si può accedere ai tornelli di Expo, Milano ha rivissuto quei terribili momenti di 2 anni fa. 


5 sudamericani armati di machete feriscono gravemente il capotreno e il collega. I due lavoratori sono stati semplicemente colpevoli di aver eseguito il loro lavoro, ovvero quello di verificare che tutti i passeggeri a bordo avessero i biglietti.
Questi ragazzi non lo avevano. E hanno pensato bene di aggredire con un’arma molto pericolosa i due impiegati di Trenord. Risultato: trauma cranico per uno e braccio quasi amputato per l’altro. 

Eppure quel giorno del 2013 aveva portato con sé numerosi dibattiti sulla legalità e la sicurezza del territorio. Qualcuno aveva proposto la presenza di militari in presidio in ogni quartiere, soprattutto in quelli di periferia, troppo spesso abbandonati. 
Ma oggi è il 2015, e nulla è cambiato, soprattutto con un evento come Expo in vetrina. Si è parlato molto, anche troppo, di sicurezza; si è parlato di presenza di forze dell’ordine nelle stazioni; si è parlato di costruire dei tornelli che funzionassero da muro per chi non avesse il biglietto del treno. 

Il problema in Italia è che si parla troppo. Come nella vita, le scuse e le soluzioni arrivano sempre quando il vaso è ormai rotto e niente può essere ricostruito. Eppure, in un Paese Civile, al di là della follia che non può essere controllata e gestita da nessuno, ogni persona e lavoratore vorrebbe arrivare alla fine della giornata senza dover preoccuparsi di non arrivarci. 

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