L’ALCOOL: il concetto sbagliato di divertimento dei giovani.

alcool
Nelle ultime settimane, compreso il fatale evento al Cocoricò, sono avvenuti altri casi simili legati all’abuso di alcool e droghe da parte dei giovani. Questo mio pensiero non vuole assolutamente essere un trattato moralista e moralizzante, anche perché scagli la prima pietra chi non ha mai esagerato con l’alcool, sia in passato sia ancora oggi. 


Molto spesso l’ambiente di questi eventi tragici o che sfiorano la tragedia è la discoteca. Dal Cocoricò del mese scorso, al Guendalina di pochi giorni fa: l’abuso di alcool e droghe sintetiche è ormai un “must” di questi luoghi. In attesa dell’autopsia del giovane ragazzo trovato morto nella discoteca di Santa Cesarea Terme (il quale magari può anche aver avuto uno shock anafilattico), si cerca di ragionare sul perché i giovani per divertirsi debbano per forza assumere droghe o esagerare con il gomito. 

A Messina una ragazza di 17 anni è stata trovata senza vita in spiaggia, in Puglia 4 ragazzini e altrettante ragazzine in coma etilico addirittura a 14 anni. Perché accade questo?

Innanzitutto l’avvertenza “Non si vendono alcoolici a minori di 18 anni” non viene mai rispettata. Ho fatto un esperimento in un supermercato di Lecce, la mia città d’origine, dove ho mandato un minorenne a comprare 5 birre. Il ragazzo è uscito tranquillamente con la busta piena di birre, senza che la cassiera/il cassiere gli abbia chiesto i documenti. 
L’altra tattica usata è quella di un maggiorenne che si prende la responsabilità dell’acquisto per poi darlo ai suoi amichetti. E qui si può fare ben poco. 

Per le droghe non c’è niente da fare, se non rastrellare con i controlli sia all’esterno sia all’interno delle discoteche o di qualsiasi altro ambiente. 

Ma se facessi una domanda come questa, cosa risponderebbero questi ragazzi? Ossia: “perché bevete così tanto?
Sono sicuro quasi totalmente che la risposta sarebbe “per divertirci“, “perché fa figo“, “vogliamo imitare i grandi“. 
La cultura dell’alcool è una cultura molto longeva, ma quasi mai è stata usata con lo scopo di autodistruzione

Al giorno d’oggi, al di là dei controlli e delle prassi da eseguire per contenere il fenomeno, manca proprio un insegnamento sulla gestione dei prodotti alcoolici. C’è ignoranza, c’è assenza, c’è anche del menefreghismo. I genitori possono fare ben poco se il loro figlio in casa è Mr Hide e fuori è Dr Jekyll. Non è la persona in sé che sbaglia, ma il contesto e l’ambiente che lo conducono a sbagliare. 

Chiudere le discoteche è sbagliato, perché nessun gestore, nessun membro dello staff o nessun lavoratore interno può volere un evento come quello del Cocoricò o del Guendalina. 
La generazione dei giovani sta crescendo male perché viziata e costruita dai cliché che offre oggi il mondo. 

La soluzione? L’insegnamento. Sia teorico che pratico. Sia amichevole che nelle scuole.

Il primo bicchiere è per la sete;
il secondo, per la gioia,
il terzo, per il piacere;
il quarto, per la follia.

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