Se scegli l’eutanasia, non hai diritto ad un funerale.

800px-Piergiorgio_Welby
Vi racconto una storia, di quelle che non hanno neanche il bisogno di essere commentate. O meglio, ve la scrivo sotto forma di lettera, di quelle che vanno lette e che fanno riflettere.


“Mi chiamo Piergiorgio, avevo 61 anni quando ho scelto di non vivere. All’età di 16 anni mi hanno diagnosticato un brutto male, ossia la distrofia facio-scapolo-omerale. Insomma, più andavo avanti, più diventavo un vegetale. Non esiste cura per questa malattia che ti colpisce le ossa, che ti costringe a non camminare, a non parlare più e a non vivere. 
Per anni ho assunto droghe a livello terapeutico, quelle droghe che oggi sono oggetto di discussione e di sdegno circa il loro uso. 
Figuratevi se io mi drogassi per puro piacere! 
Trovavo ogni tanto un po’ di conforto, grazie al fatto che queste droghe alleviassero il dolore. Poi però continuai a peggiorare, e ho capito che non c’era molto da fare. 

Nel 1997 le mie condizioni erano ormai critiche. Dopo numerose crisi respiratorie, fui attaccato ad un respiratore che mi tenne in vita. Chiesi di staccare la spina, ma nessuno lo fece, o almeno, ebbe il coraggio di farlo. 
Nel 2002 decisi di far sapere al mondo cosa fosse la libertà di non vivere, cosa fosse l’eutanasia. Il mondo stesso, soprattutto quello cattolico, si divise. 
Nel 2006 chiesi ufficialmente di morire: scrissi una lettera al Presidente Napolitano e il mio divenne un caso mediatico. Chi parlò di accanimento terapeutico nei miei confronti, chi invece rifiutò di farmi andare via perché “la vita è sacra e la possibilità di ingannarla in questo modo costituisce un diabolico inganno

Alla fine ho trovato aiuto nel dottor Riccio, il quale scelse di accogliere le mie richieste. Morì il 20 dicembre 2006, ascoltando Bob Dylan

Finalmente trovai un po’ di pace, ma così non fu. Il mondo cattolico attaccò il mio dottore, mia moglie e tutti coloro che avessero appoggiato la mia causa. 
Il Vicariato di Roma non ha concesso a me il funerale religioso

E allora, a quasi 10 anni dalla mia morte, oggi ho capito una cosa: che per la Chiesa non ha importanza se tu sia un criminale, un mafioso, un peccatore o il demone in persona. Se credi in Dio, avrai un funerale. Anche se ti chiami Vittorio Casamonica
Io invece ho scelto di suicidarmi: e per la Chiesa questo è il peccato dei peccati.”

Piergiorgio Welby, uomo di valore. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...