IL VISITATORE DI EXPO – LA LEGGENDA

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Ritorno a parlare di Expo. E questa volta lo faccio in grande spolvero. Un mese fa avevo trattato il tema dei padiglioni che, a mio avviso, risultavano essere i migliori per tema, attrazione, staff e interattività. Oggi invece tratterò il tema del tipico visitatore di Expo, grazie anche alle testimonianze dei lavoratori e del gruppo Facebook “INSIDE EXPO (for workers)“.


Se siete un lavoratore di Expo e state leggendo, innanzitutto vi porgo i miei complimenti. Siete ancora sani, mentalmente stabili e la vostra pazienza ancora non è finita. 
In questi ultimi mesi, Expo ha dimostrato di esser stato un successo. Ma le code e le assurde corse ai padiglioni hanno evidenziato la nascita di una leggenda, ossia un sottospecie di Unicorno in versione diabolica, aggressiva e furbetta: il visitatore medio. 

Iniziamo con il premio furbo dell’anno:

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IL BAMBOLOTTO. Medaglia d’oro per questo impavido, coraggioso, furbone. E no, il bambolotto ha più intelligenza a mio avviso. Si sa che in Expo i padiglioni prevedano un’entrata facilitata ai genitori con passeggino. Lui non è ancora genitore (o comunque il figlio è già più maturo di lui), ma ci ha provato con questo escamotage. Risultato: una gran bella figura di voisapetecosa. Ma anche un applauso, dai. 

Medaglia d’argento al padiglione più amato ed odiato di tutti:

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IL GIAPPONE. Foto messa volutamente. Perché sì, io a giugno l’ho visitato con una coda di appena 30 minuti. Poi qualcosa di strano è successo. Il visitatore medio si alza alle 5, fa la coda dalle 7 in attesa dell’apertura dei tornelli. Poi inizia a correre per tutto il Decumano, o imitando Bolt o imitando Mazzone in Brescia-Atalanta 3-3. Eppure si riduce come al solito all’ultimo momento, creando code di 7 ore. Ma io mi chiedo: se il padiglione (qualsiasi esso sia) prevede una coda di almeno 2 ore, perché il visitatore medio deve mettersi in coda invece di visitarne altri e non sprecare tutta la giornata in attesa di un miracolo? Risposta: encefalogramma piatto, richiesta rimborso e tanta ARMONIAAAA. 

Medaglia di bronzo all’albero della vita.

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Tante parole dette su questo emblema. Chi lo ha chiamato “albero della felicità“, come se distribuisse soldi, amore o libidine; chi lo disprezza, reputandolo un insulto per bruttezza e soldi sprecati; chi invece ha esclamato “cos’è quell’albero lì?” oppure “A che ora inizia lo spettacolo dell’albero delle luci?“; chi ipotizza che la colonna sonora sia stata presa da qualche film tipo “Il Gladiatore” o composta da Giovanni Allevi che, con il suo inno della Serie A, ha raggiunto vette di qualità inestimabili; 
Ma l’importante è assistere allo spettacolo e filmarlo in tutta la sua bellezza. Perché non importa dove sei, con chi sei, e cosa stai facendo; l’importante è dire “io c’ero“.

La medaglia di legno va al “TIMBROLOGO“, ossia al visitatore che vuole riempire di timbri il passaporto ufficiale di Expo. Magari non gli importa nulla visitare o meno un padiglione, ma gli importa macchiare il libricino di quel segno che poi farà anche fatica a leggere in quanto sovrapposto con altri timbri. Lui chiederebbe anche il timbro dei bagni, se potesse. Risultato: mosaico di colori con nomi illegibili.

E poi abbiamo tantissime altre testimonianze, belle, brutte, da lasciarvi a bocca aperta o da facepalm. E le raccolgo qui:

Giovanni dice:
[Visitatore: “Scusi è lontana l’uscita?
Io: “Dipende quale sta cercando.” (elenco tutte le uscite finché non accendiamo su Triulza). “Ok signora, deve proseguire lungo il Decumano e poi gira per forza a sinistra e dopo le statue trova i tornelli per l’uscita“. A questo punto le domande sono:
A. “Cos’è il Decumano??”
B. “Quali statue?”
C. “I tornelli? In che senso??”]

Gabriella ci invia questa foto:
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[“Miracolo al padiglione Kazakhstan!!! Disabili che si rialzano e pargheggiano le sedie a rotelle all’esterno! Altro che Medjugorje!”]

Yasmin, invece:
[“Mi scusi ma il panino lo devo pagare? No, perché io ho già pagato l’ingresso per l’expo“]

Linda sembra quasi rinunciarci:
[Navetta ore 22 – Signora chiede informazioni sulla fermata successiva, la numero 1: “scusi, ma è questa la fermata vicino al padiglione del vino?
La guardo perplessa cercando di capire a quale padiglione si riferisse
Continua “ma si, il padiglione DIVINUS“] – Povero Padiglione Zero.

Salvatore sembra parlare di “Chi l’ha visto?

[Uscita padiglione Francia – “Scusi signore, sono appena uscita ma mi son resa conto di aver perso mio figlio. Mi può aiutare? “
– “Certo signora. Come si chiama e quanti anni ha? Così posso chiedere alla collega.
– “Vincenzo. 35 anni.
– “Ok“]

Francesco, allibito:

[Tizio a telefono: “Ciao Elena! Sono appena uscito dal padiglione dell’Argentina, bello e interessante” ………..
Si, senza dubbio, peccato che era la Malaysia.]

Insomma, tantissimo altro. Il padiglione EmiGrati Arabi, le case dell’acqua che sembrano navicelle spaziali irriconoscibili, il Decumano scambiato per il Cardo, qualcuno che pensa che alla fine della camminata sulla rete del Brasile ci sia un premio, il padiglione del Taiwan che non esiste etc.

Abbiate pazienza, cari lavoratori Expo. Manca poco.
Anche perché senza tutto questo, sareste persone normali. 

 

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