#JESUISPARIS: ego mediatico contro sciacallaggio estremo

Pray_for_Paris
Le tragedie di Parigi di venerdì sera hanno evidenziato un sintomatico problema sociale: l’eccessiva libertà di parola


129 vittime sono state, purtroppo, sufficienti per alzare l’ennesimo polverone da social network. Solo pochissimi hanno espresso un pensiero oggettivo, evidenziando un problema alla luce di tutti quanti. Siamo in guerra, una guerra diversa da quella che i nostri nonni hanno vissuto e combattuto; una guerra diversa da quelle che noi abbiamo studiato sui libri di Storia. Si tratta di una guerra simile a quella di “trincea”, ma impostata su atti di puro terrorismo non continui e non quotidiani.

Una guerra, a mio parere, nata negli anni ’90 con la Guerra del Golfo, quando l’Iraq si scontrò con le fazioni dell’ONU guidate dagli immancabili USA. 
Sappiamo benissimo quali fatti eclatanti siano accaduti nei 20 anni a seguire: la caduta di Saddam Hussein, la guerra contro Osama, le battaglie dell’Occidente e del Medio Oriente, gli interessi petroliferi e del gas, ma soprattutto giochi di potere legati alle conquiste di territori strategici.

L’Isis, lo Stato Islamico, è a mio avviso uno strumento generato e nato in questi 20 anni di conflitti. Questi uomini, pronti a tutto nel nome del loro Dio, vorrebbero con ogni mezzo “importare” l’islam in Europa, distruggendo le radici del Cristianesimo. 
Anche se a molti può non sembrare così, questa è anche una guerra di Religione; una guerra DISTORTA di Religione, anche perché tutto ciò è ossimoro a prescindere, in quanto la Religione non dovrebbe ammettere guerre.

L’Isis è un prodotto, tipo merchandising (oh, sto provocando), creato con l’unico scopo di sviare l’attenzione. Uno studio internazionale, Conflict Armament Research (patrocinato dall’UE), ha reso noto che i terroristi dell’Isis utilizzano armi e munizioni fabbricati in Usa, Russia e Cina. Molti di queste armi, in dotazione all’esercito e alla polizia dell’Iraq, pare siano finite in mano dell’Isis, sia a causa dello smarrimento delle suddette armi nelle battaglie, sia perché alcuni uomini corrotti pare le abbiano vendute allo Stato Islamico. Ci credete?

Di questo nessuno parla.
Si preferisce iniziare a costruire una catena fondata sull’odio, iniziando da Libero“, quotidiano che in prima pagina intitola “Bastardi Islamici“, creando una generalizzazione disumana.
Si pensa a chiudere le frontiere, soluzione che risolverebbe solo in minuscola parte il problema; perché i terroristi, come accaduto a Parigi, possono essere tranquillamente cittadini europei e rifugiati politici. Quindi inutile chiudere le frontiere quanto il nemico ormai ce l’hai praticamente come vicino di casa.

Lo sciacallaggio di Internet è poi il protagonista indiscusso di questi giorni. C’è chi bombarderebbe tutto, vedi Gasparri, c’è chi si affiderebbe a Putin consigliando addirittura una strategia militare alla Call of Duty; c’è anche chi invece prova ancora una volta a trovare soluzioni ECCESSIVAMENTE pacifiste e buoniste: sono anni che con le parole si sta andando avanti, per poi finire ancora una volta ad osservare impietriti tutto quello che è accaduto a Parigi.

La parte “migliore” resta quella delle immagini profilo dei social. Volti sorridenti con la bandiera della Francia, coppie che si baciano con il tricolore, gente addirittura in posa al mare con il blu bianco e rosso come accompagnamento. Perché? La solidarietà non si dimostra in questo modo. Perché è solo una moda, come accaduto nel caso dei colori arcobaleno per il riconoscimento dei diritti omosessuali o dei tantissimi hashtag per Charlie Hebdo.
Per non parlare di quelli che dichiarano di stare bene, quando invece si trovano sul divano della propria abitazione a 5000 km dalla tragedia.
Per tutti i milioni di morti in Afghanistan, Iraq, Siria, Palestina, Kenya, Nigeria, Libano e chi più ne ha più ne metta, io ho visto solo pochissime parole di cordiglio e niente più.
E sapete perché? Perché non fanno rumore, perché non creano attenzione nel mondo dei social, anche a causa della disinformazione generale.

E allora cosa bisognerebbe fare? Essere semplicemente se stessi. Cosa che negli ultimi anni non siamo stati in grado di fare. 

 

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