L’OSSIMORO DEL LAVORO: quando la politica si vanta degli italiani all’estero.

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La fuga dei cervelli“, ossia l’emigrazione del talento italiano all’Estero, è un tema sociale molto importante e negativo per il nostro Paese. Essa rappresenta anche un’incredibile perdita sia economica sia lavorativa, anche se nessuno è mai riuscito ad impedire o, almeno, a stoppare questo fenomeno. Il colmo arriva quando i massimi esponenti della Politica italiana si vantano o si complimentano per il lavoro svolto dai nostri connazionali in terre straniere e per multinazionali straniere. 


Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2014 otre 100.000 italiani si sono trasferiti all’estero per lavoro. Le mete preferite sono Germania, Regno Unito e Svizzera per ordine di posto, mentre dal punto di vista economico, le perdite causate da queste fughe ammontano a centinaia di milioni di euro. 

Perché i giovani se ne vanno? Sicuramente per colpa della disoccupazione, ma anche a causa della tassazione italiana, degli stipendi non propriamente dignitosi, ma soprattutto per la mancanza di tutela e di meritocrazia
La meritocrazia (CHE BELLA PAROLA) è assente nel nostro Paese, spesso superata da quell’aggancio, da quella parentela o da quella raccomandazione che anno dopo anno sono diventati i peggiori incubi dei giovani lavoratori

La politica spesso si è vantata dei risultati italiani all’Estero, quasi come se spingesse quelli rimasti in Italia ad imitare i colleghi. L’ultimo caso riguarda quello del Ministro (Ministra, sennò la Boldrini si arrabbia) Giannini, la quale esprimeva soddisfazione per i risultati raggiunti dalla ricercatrice Roberta D’Alessandro

Roberta ha scritto questo post su Facebook, il quale rappresenta il pensiero di tutta la comunità della “fuga dei cervelli” e di quelli ancora rimasti in Italia a sperare di realizzarsi.

“Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati.
La mia ERC e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai.
E così, io, Francesco e l’altra collega, Arianna Betti (che ha appena ottenuto 2 milioni di euro anche lei, da un altro ente), in 2 mesi abbiamo ottenuto 6 milioni di euro di fondi, che useremo in Olanda. L’Italia ne può evidentemente fare a meno.
Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.
Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.
Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto.

Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei.”

Della mia generazione, ma anche di altre, conosco molti talenti che hanno lottato per realizzare le proprie idee in Italia. Alcuni ci sono riusciti dopo tantissimi sforzi, mentre altri no. Da qualche anno, gli stessi talenti hanno valutato le opportunità offerte dall’Estero, nonostante alcuni avessero già un’ottima posizione in Italia. Perché? Perché si sentivano “mortificati da un sistema che non riforma strutturalmente il mondo della ricerca, taglia i fondi, e in poche parole non si interessa di rilanciare il proprio ciclo di produzione di conoscenza e innovazione“.

Anni fa, qualcuno twittava “#lavoltabuona“. Oggi invece dovremmo capire come risolvere questo problema. Bisogna avere il coraggio di riformare, di ammettere che le Università non siano uguali tra di loro, avere il coraggio di offrire ai giovani i posti di lavoro che oggi sono occupati abusivamente dagli assenteisti.
Perché credo che nessuno voglia fuggire dal proprio Paese. Ecco perché non parlerei di “fuga di cervelli”, ma di “esilio di talenti”. 

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Un pensiero su “L’OSSIMORO DEL LAVORO: quando la politica si vanta degli italiani all’estero.

  1. Vanno all’estero a cercare il vergognoso “posto fisso”, possibilmente pagato. E dire che qui ci sarebbe tanto da divertirsi a fare i precari sottopagati; almeno così raccontava Zalone.

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