TRIVELLE: votare “Sì” per dire “No”.


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Il 17 aprile l’Italia è chiamata al referendum “Anti-trivelle“, un voto che sancirebbe la presenza o meno delle attività petrolifere nelle coste italiane. Il referendum riguarda solo quelle basi presenti nel raggio di 22 km dalla riva dei mari italiani. Se vincerà il “sì”, le attività saranno bloccate; se vincerà il “no”, il petrolio e il metano invaderanno l’ecosistema marino.

È chiaro come il “sì” debba essere la risposta comune a tutti i votanti del referendum. Infatti votando affermativo, la fauna e la flora marina verrebbero salvaguardate. Il “sì” sarebbe un duro colpo verso le lobby petrolifere che, grazie a queste attività, sarebbero le uniche a guadagnare soldi a discapito della natura. 

Il mare deve essere protetto, sia per prevenire i rischi ambientali, sia per proteggere quella forma turistica che da anni valorizza le coste italiane. Il “no” comporterebbe solo qualche posto di lavoro in più, ma il gioco non varrebbe la candela.

Il referendum riguarda soltanto 21 concessioni che si trovano entro il limite dei 22 km: una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia.
Stainotrivelle2016

Per questo votare “sì” per dire “no” è fondamentale. Ma attenzione: affinché il referendum sia valido, la percentuale di votanti dovrà essere 50 + 1.
Fate il vostro dovere.

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