STEFANO CUCCHI UCCISO DALL’EPILESSIA. (Non siete Stato voi)

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L’epilessia è una nuova forma di violenza fisica, carnale e sinonimo di tortura. Questo quanto si può evincere dall’ultima “sentenza” sul caso Stefano Cucchi, morto nell’ottobre 2009 dopo una settimana dalla presa in custodia cautelare da parte della polizia circondariale di Roma.

Stefano è morto, probabilmente, anche per colpa dell’epilessia. Il referto medico (s)parla chiaro: morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici“.
In poche parole, questa frase è il lampante segnale di sabotaggio della verità; l’ennesimo tentativo di difendere un corpo dello Stato per occultare i segni di un altro corpo, quello che per 7 anni, con la forza di Ilaria, cerca il colpevole della propria morte.

Un omicidio volontario che non trova nessun colpevole, anche se sembra che tutt’oggi nessuno riesca mai ad immaginare che “qualche” cinghiata e “qualche” pugno avrebbero potuto provocare una morte così chiara e palese. Per Stefano Cucchi manca solo la pronuncia di “suicidio assistito” e poi le abbiamo lette tutte.

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Può una persona morire altre 4 volte? Chiedete ad Ilaria, la quale ha dovuto sorbirsi insulti, ingiurie e ogni tipo di irriverenza e mancanze di rispetto nei confronti del fratello. Nel 2013 l’assenza di prove su lividi ed ecchimosi, poi la sospensione della pena ai medici e l’assoluzione ad altri 6 tra infermieri e personale carcerario; nel 2014 la completa assoluzione di tutti gli imputati indagati del caso con in allegato una querela ad Ilaria; nel 2015 un ripensamento della Cassazione: tutto poteva presagire ad una possibile verità, ma nel 2016 la Corte si rimangia tutto perché “il fatto non sussiste”.

Insomma, Stefano Cucchi si è torturato da solo. Anzi no, ad oggi, ha avuto una forte epilessia che lo ha condannato ad una morte che, ed è innegabile, è stata provocata da ben altre cause di “forza maggiore”.

Stefano è colpevole solo di una cosa: essere un “caso mediatico” che, se la verità fosse accertata, scatenerebbe una catena di revisioni processuali, tra cui quelle legate ai casi Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini, Davide Bifolco e tanti altri.

Ma tranquilli, “Non siete Stato Voi”. 

 

 

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