[EUTANASIA] – L’Italia, per una volta, si sbrighi.

euta

Nelle ultime settimane il nostro Paese è stato scosso dalla vicenda di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, costretto da oltre due anni allo stato vegetativo in seguito ad un incidente stradale. Fabiano ha scelto di porre fine alla propria vita, chiedendo l’aiuto di Marco Cappato, il quale lo ha accompagnato in Svizzera, dove l’eutanasia è legale da oltre 70 anni. Marco Cappato, leader dell’Associazione “Luca Coscioniper la libertà di ricerca scientifica, promotore di Eutanasia Legale, è indagato per aiuto al suicidio e rischia 12 anni di carcere. Ma perché in Italia il diritto alla morte è ancora illegale?


Nel nostro Paese ci sono tantissimi casi di malati terminali coscienti, come preferisco chiamarli. E negli anni passati in tanti hanno scelto di morire. Chi praticando l’eutanasia all’estero, chi le cure palliative, chi, purtroppo, suicidandosi a causa dello sfinimento e della disperazione in quanto lo Stato Italiano non ha ancora oggi legalizzato la morte assistita.

I casi che hanno scosso il panorama politico italiano sono tanti.

Il primo è stato quello di Elena Moroni, dichiarata nel 2009 cerebralmente morta. Il marito Ezio Forzatti si presentò in ospedale con una pistola scarica, si fece strada e pose fine alla “non vita” della moglie staccando il respiratore. Fu condannato, ma poi assolto.

Il secondo caso porta il nome di Eluana Englaro. Vittima di un incidente stradale che ne ha causato lo stato vegetativo permanente, il padre, per anni, si è reso protagonista di una battaglia per lo spegnimento delle macchine che tenevano in vita la figlia. Governo e Chiesa si opposero fermamente, firmando addirittura il decreto “Salva Eluana“, con il quale si impose ai medici di continuare con le terapie. Puro accanimento terapeutico.

Piergiorgio Welby era immobilizzato a causa di una distrofia muscolare dal 1997. Per anni la sua richiesta di staccare il respiratore fu negata dalla politica italiana; solo i Radicali furono a favore dell’eutanasia. La Chiesa, ancora una volta, fu contraria alla morte assistita fino a quando, dopo ben 12 anni, il medico Marco Riccio, in accordo totale con famiglia e Piergiorgio, staccò il respiratore. Il medico fu condannato e poi assolto; a Welby furono negati i funerali cattolici.

A differenza di questi altri casi, c’è chi ha scelto di andare in Svizzera e porre fine alle proprie sofferenze. In Svizzera, infatti, l’eutanasia è legale. Una equipe specializzata “interroga” il paziente per verificarne coscienza e volontà, autorizza quindi il processo di morte assistita e, infine, procura il farmaco letale alla famiglia.
In Italia, invece, tutto questo è concorso in suicidio ed è illegale. Le discussioni in Parlamento sono state sempre rinviate, anche se adesso la data ufficiale per legalizzare la legge sul Biotestamento sembrerebbe essere fissata al 13 marzo.

Io dico sì ad una legge di fine vita. Anche perché si tratta di una legge a favore dei principi fondamentali della Costituzione Italiana.
Articolo 2 – “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.
Articolo 13 – “la libertà personale è inviolabile”.
Articolo 32 – “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Reputo l’accanimento terapeutico e il tenere in vita ad ogni costo una persona una forma di tortuta umana. Reputo sacra la scelta di porre fine alle sofferenze, in virtù del rispetto di ogni forma di dignità umana. Reputo assurdo vivere in un Paese dove la Chiesa ha il potere di decidere cosa possa fare un uomo della propria vita.

Per vivere sei schiavo dello Stato, per lavorare sei schiavo dello Stato, per morire sei schiavo dello Stato

http://www.eutanasialegale.it/
http://www.diritto.it/archivio/1/20493.pdf

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