[TAP in Salento] – Il gasdotto che fa discutere. E credere alle bufale.

tap 1

Negli ultimi giorni, nel territorio di Melendugno, in Salento, sono iniziati i lavori di rimozione degli ulivi per poter permettere la costruzione del gasdotto, meglio conosciuto come Trans-Adriatic Pipeline, ossia il TAP. Alcuni particolari su questa vicenda non sono ancora chiari: tra bufale, dati falsi e qualunquismo, si rischia di scatenare una bomba sociale devastante. Proviamo a far luce su alcuni punti chiave del TAP.

1. Cos’è il TAP: il TAP è l’ultima parte di un’opera lunga circa 4000 km che, dalle coste dell’Azerbaijan fino a quelle del Salento, porterà il gas in Italia. Il TAP è lungo 878 km e collegherà la Grecia, attraversandola per 515 km, l’Albania, per 217 km, l’Adriatico, circa 100 km e il tratto San Foca-Melendugno di 8 km.

Gas: Tap, ok Ue ad accordo è altro importate passo avanti

2. A cosa serve il TAP: il TAP, parte del cosiddetto Corridoio Sud del Gas, servirà a permettere l’arrivo di gas dalle fonti di Baku, in Azerbaijan. Questa opera è stata costruita per rendere meno dipendente l’Italia, per quanto ci riguarda, dalla Russia e da Gazprom, il colosso del gas russo. Si parla di circa 10 miliardi di metri cubi di gas, che nel giro di anni aumenteranno a 20.

3. Finanziamenti: l’opera è costata all’incirca 45 miliardi di euro. Il maggior finanziamento dell’opera è per il TAP, ossia 2 milardi di euro dalla BEI (Banca Europea Investimenti, European Investment Bank – EIB). La BEI è un’istituzione che fornisce finanziamenti per progetti che contribuiscono a realizzare gli obiettivi dell’UE, sia all’interno che al di fuori dell’Unione. La BEI è finanziaramente autonoma, non usa quindi solo soldi pubblici come si vocifera in Rete. Il gasdotto verrà inoltre pagato dalle società private, in bolletta invece andranno i costi aggiuntivi.

4. Le proteste: le due principali proteste intavolate (e non) da mesi non riguardano l’inammissibilità del TAP. I sindaci delle zone interessate, assieme a consiglieri regionali e membri della politica locale, si oppongono in primis al rischio ambientale che causerebbe seri danni alla posidonia oceanica, ossia ad un alga presente nelle acque dell’Adriatico. “Essa forma delle praterie sottomarine che hanno una notevole importanza ecologica, costituendo la comunità climax del mar Mediterraneo ed esercitando una notevole azione nella protezione della linea di costa dall’erosione. Il posidonieto è considerato un buon bioindicatore della qualità delle acque marine costiere“. In aggiunta a ciò, la rimozione degli ulivi, la quale è stata inizializzata senza la certezza di un’autorizzazione finale al progetto.
In secundis, si protesta anche per i rischi alla salute dei cittadini. Il TAP arriverà nell’entroterra salentino, a Melendugno, dove verrà costruito il terminale di ricezione (PRT): i sindaci avevano espressamente chiesto il rispetto della norma sanitaria Seveso, sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.

5. Le risposte: il Governo ha declinato questa richiesta sulla normativa sanitaria Seveso in quanto non applicabile. Inoltre, da Melendugno, sarà costruito un allaccio lungo 55 km che collegherà il PRT con Mesagne, dove sorge il primo impianto SNAM di rete nazionale del gas. Il Governo e la Regione Puglia non hanno mai avuto occasione di avere un dibattito per quanto riguardava la possibilità di “far sbarcare” direttamente a Mesagne il TAP, senza passare da Melendugno. Se il TAP fosse approdato direttamente nel brindisino, si sarebbero risparmiati milioni di euro in bollette energetiche.

6. Punti interrogativi: gli ulivi verranno riposizionati nei luoghi dove sono stati rimossi. Ma nessuno ha la certezza matematica che questi saranno mantenuti in salute, anche una volta ripiantati. Si vocifera che saranno creati numerosi posti di lavoro, ma neanche in questa occasione non vi è una solidità nelle affermazioni delle società interessate alla costruzione del gasdotto.

7. Gli studi dell’Oxford Institute for Energy Studies: si parla, come detto precedentemente, di 10 miliardi di metri cubi di gas che poi passeranno a 20, ma l’istituto di Oxford dice che nel 2023 ci sarà un declino di fonti di gas, sostituite nel tempo dalle rinnovabili, e che nel 2025 ci sarà la stessa domanda di gas del 2010. Il gas russo e statunitense, sempre secondo la ricerca dell’istituto, costa di meno rispetto a quello proveniente dall’Azerbaijan. Quindi, in sostanza, si tratterebbe di una sovrapproduzione poco utile.

8. Rischio incidenti: si dice che il rischio incidenti sia quasi nullo. In realtà, in Belgio, nel 2004, in un’opera simile a quella del TAP, si è verificata un’esplosione causata da una fuga di gas provocata dai lavori in atto in quel momento. Bilancio al momento dell’incidente: 15 morti, 120 feriti e 3 dispersi.


Ci sono almeno un milione di verità che sono nascoste da solo cento bugie.

FONTI:
Analisi ambientali TAP: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/625
Direttiva Seveso: http://www.minambiente.it/pagina/la-direttiva-seveso-iii-decreto-legislativo-26-giugno-2015-ndeg105
Oxford Institute for Energy Studies: https://www.oxfordenergy.org/
TAP: https://www.tap-ag.it/il-gasdotto/il-tracciato
BEI/EIB: http://www.eib.org/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...