Perché Totti non si discute, si ama.

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In ogni sport ci sono state, ci sono e ci saranno icone e leggende. Nel tennis di oggi c’è Federer, nella Formula 1 c’era Ayrton Senna, nel basket aleggiava Michael Jordan. Il calcio è uno sport policonico, più degli altri. Ci sono stati i Pelè, i Maradona, i Baggio, i Maldini; dal 28 marzo 1993 c’è lui: Francesco Totti.

Carlo Mazzone lo disse: “‘sto ragazzo c’ha un talento cristallino, de quelli fini fini eh“; Boskov passò ai fatti e lo fece esordire contro il Brescia. Da quel giorno la carriera di Totti iniziò ad illuminare i campi di calcio, seppur il palmares del Capitano non lo ha mai reso il giocatore che è. Se lo meritava, ma l’amore, che nel calcio viene sempre accantonato per far posto al guadagno, nel caso di Francesco, è stato il trofeo più importante di tutti. E forse solo pochissimi altri lo hanno condiviso.

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6 Unica“, come la squadra in cui ha giocato per tutta la carriera e dalla quale non si è mai mosso. La Roma. La sua squadra di sempre e per sempre. Chi avrebbe fatto mai una cosa del genere? Da sempre additata come l’eterna perdente, l’eterna seconda, la Roma ha vinto poco negli ultimi 25 anni. Ma Totti non si è mai fatto grossi problemi: “Dicono che è stato un mio limite non aver mai cambiato squadra. In realtà era il mio sogno sin da bambino. Qui ho tutto e sto bene, si vince poco ma è una scelta di vita. Quello che dice la gente non mi interessa: se mi criticano nonostante i miei 200 gol vuol dire che di calcio non capiscono niente“.  

250 gol, miglior calciatore assoluto nel 2000 e nel 2003; miglior calciatore del nostro campionato nel 2000, 2001, 2003, 2004, 2007. Francesco ha vinto solo un campionato, 2 supercoppe italiane e due coppe Italia; poi la Nazionale lo ha portato in cima al mondo: un mondiale nel 2006, con il suo rigore contro l’Australia decisivo per il passaggio del turno. E quindi nient’altro più; ma a lui è sempre andata bene così.
Avrei potuto vincere molto con altre squadre, ma sono orgoglioso di quello che ho fatto con questa maglia. Altri trionfi con una casacca diversa non mi avrebbero dato le stesse emozioni che ho provato qui, da capitano“.  

Da sempre battezzato come “burino“, “coatto“, Francesco ha costantemente ignorato le malelingue. “Non sa parlare“, gli si diceva; eppure le sue barzellette hanno fatto il giro del mondo, trionfando anche nel campo della beneficenza, nonostante il suo lato romanaccio. “Mi sfottono per l’accento, per i modi, per qualche parolaccia. Se lo dice Valentino Rossi, nel suo dialetto, tutti ridono. Se lo dico io, sono un coatto, un ignorante, un burino“. Ma i suoi gol sono sempre entrati nella memoria di tutti, anche di chi lo ha criticato, anche di coloro che sono antagonisti e rivali della Roma, anche di chi non lo ha mai visto come eccellenza del calcio.
Ma se a 100 persone chiedessimo quali siano stati i gol più belli che hanno visto in Serie A, sono sicuro che risponderebbero: “i cucchiai di Totti“, “il gol alla Juve, quel missile sotto l’incrocio“, “il gol alla Sampdoria, dove tutto Marassi si inchinò e applaudì“.

Ecco perché amo Francesco Totti, espressione di un calcio genuino e di un attaccamento ad una maglia che in pochi hanno avuto. Totti è Roma, Roma è Totti; e difficilmente troveremo un calciatore che rinuncerà alla gloria e ai trofei, per prendersi in mano una squadra e una città intera, caricandosi sulle spalle i fardelli e gli aggettivi di perdente e affini. Quella 10, oggi, vale più di qualsiasi altra 10 della storia del calcio. Secondo me.

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