[Immigrazione] – L’Europa, quando conviene, non è Unione.

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Il problema immigrazione è diventato, finalmente per tutti quelli che si sono svegliati poco fa, una questione seria e complicata. Gli sbarchi massicci in Italia continuano ad aumentare, le ong e le cooperative ne approfittano per guadagnare e l’Europa invece resta a guardare. Un altro motivo per il quale questa fantomatica Unione Europea sembra ormai sgretolarsi nei fatti, suscitando malumori e contrasti. Soprattutto da coloro che avevano esultato per le elezioni di alcuni Capi di Stato, beniamini di una certa area politica.


L’immigrazione è uno dei temi più discussi negli ultimi anni. Da una parte ci sono quelli che personalmente chiamo “buonisti col prosciutto sugli occhi“, da un’altra i moderati che chiedono semplicemente controlli e rispetto delle leggi. Escludo gli estremisti, i quali la buttano sugli slogan e sulla bagarre.

Ora, seriamente: ma davvero tutti quelli che sbarcano sono perseguitati politici provenienti da paesi in guerra? Chi è continua a credere a questa barzelletta? Chiariamo alcune cose, prima di arrivare al nocciolo della questione.

L’immigrato, altresì detto migrante, è una persona che lascia volontariamente il proprio Paese per cercare fortuna in altri. In condizioni di pace può tranquillamente fare ritorno nel suo Paese d’origine, soprattutto se irregolare.

L’immigrato è irregolare quando non ha il visto per restare nel Paese in cui è sbarcato e, quindi, ha evitato i controlli della frontiera; ha il visto scaduto e resta nel Paese in cui è sbarcato. Secondo i dati Istat, gli irregolari in Italia sono circa 180 mila. Però evidentemente qualcuno ci guadagna su di loro. L’immigrato è invece clandestino quando ha avuto un ordine di espulsione, ma ancora non è andato via. Reato penale dal 2009, ma a qualcuno questa constatazione evidentemente non piace.

Infine la questione del rifugiato. Un rifugiato è colui che, grazie alla Convenzione di Ginevra, possiede tale status in quanto perseguitato per razza e per guerra nel proprio Paese d’origine. I dati del Viminale parlano chiaro: solo a circa il 3% viene riconosciuto tale status. Il resto è un agglomerato di persone in attesa (richiedenti asilo, una questione problematica e piena di falle che permette di restare in un Paese anche se non si è possesso di documenti e, quindi, si è irregolari) e spesso lasciate al loro destino sempre da coloro che ci guadagnano. Un circolo vizioso che in Italia è diventato un must.

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Passiamo infine a questa Confederazione di Stati che si fa chiamare Unione Europea. L’Unione Europea non è assolutamente unita e solidale. Quando una questione diventa problematica, si passa al mero egoismo ed interesse personale. Perché un conto sono i proclami e il #celochiedelEuropa, un altro sono i fatti. L’Italia, nel caso dell’immigrazione, rischia di diventare una polveriera. Nonostante le percentuali di accoglienza per ogni Stato Europeo, negli ultimi mesi questi accordi stanno venendo meno.

L’Austria decide di schierare l’esercito ai confini, precisamente nel Brennero. La Spagna respinge gli sbarchi e gli arrivi, soprattutto nelle enclavi in Marocco. La Francia dell’idolatrato Macron, colui che sta dalla parte dei più deboli, decide di chiudere i porti ai migranti. L’Ungheria inizia ad alzare muri, nonostante sia con la Svezia tra i maggiori Paesi che accolgono, Polonia e Repubblica Ceca hanno dichiarato di non voler più accogliere nessuno, il Regno Unito ha deciso di uscire dalla UE, mentre la Germania, dopo un’apertura totale, inizia a ripensarci.

Chi è che ne paga le conseguenze? I Paesi che fanno la prima accoglienza, ovviamente. L’Italia e la Grecia. Paesi in crisi e al collasso. Se poi ci aggiungiamo i lucratori, e sono tanti, allora evidentemente abbiamo un problema, Houston.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

La solidarietà è un fallimento nei fatti. Ed è bene che si sappia.

 

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